Valorizziamo il fattore tempo

Nik, il Project Manager, che si ritrova a sperimentare luoghi di lavoro flessibili. Sotto al tavolo dell’ufficio: il benefit è il pavimento fresco, lo svantaggio è il mal di schiena.

Nel panorama delle relazioni umane l’istinto di creare connessioni e appartenere a gruppi, siano essi reali o frutto della nostra immaginazione, è una caratteristica intrinseca. Riflettendo sul concetto di tempo, ho individuato questi tre gruppi di persone:

🤔 chi si chiede ogni 2×3 se sta spendendo bene il proprio tempo

⏳chi non se lo chiede mai

⚠️ chi si impone di riservare del tempo per qualcosa che considera importante

Ognuno di loro attribuisce un valore al proprio tempo. Chi si pone la domanda potrebbe essere alla ricerca di maggiore soddisfazione, chi non riflette mai su ciò probabilmente è appagato dalle proprie attività, mentre chi si impegna a risparmiare tempo ha scelto di non appartenere ai due gruppi precedenti.

Personalmente, mi identifico nel secondo gruppo: sono contento di come impiego il mio tempo.

Un paio di mesi fa, durante una riunione di lavoro, una frase pronunciata dalla persona con cui conversavo ha catturato la mia attenzione: “Per fortuna che c’è Amazon, altrimenti non avrei mai fatto i regali natalizi in tempo”.

Tempo e attività quotidiane vanno a braccetto

Penso che le nostre abitudini e il modo in cui usiamo il nostro tempo siano strettamente legati agli strumenti che abbiamo a disposizione. Quindi, secondo me, Amazon non è la causa, ma il contrario: lavorare tanto è la conseguenza del fatto che esista Amazon.

Mi sono sempre detto che, se mai avessi avuto l’opportunità di guidare un team, avrei voluto FLESSIBILITÀ: orari flessibili, compiti flessibili, luoghi di lavoro flessibili. Sono convinto che per dare il meglio di sé, bisogna avere la libertà di gestire il proprio tempo, così da imparare da noi stessi e capire come diventare più produttivi.

In un momento storico dove internet ha creato un mondo 3.0, che va al doppio della velocità, non dobbiamo mai dimenticarci che la relatività del tempo non potrà influire sulla fisica e sulla chimica delle cose.

Uno studio condotto dall’organizzazione non profit 4 Day Week Global, integrando i gruppi di ricerca di alcune università di prestigio, quali Cambridge e Boston, sulla settimana lavorativa di quattro giorni anziché cinque ha dato dei risultati sorprendenti: delle 61 aziende partecipanti al programma durato 6 mesi, ben 56 vogliono mantenere la settimana corta, inoltre hanno riscontrato nei dipendenti una diminuzione di burnout e stress lavorativo, e maggiore produttività. I fatturati sono aumentati in media del 1,4%.

Sempre Nik, su un furgone verso il Pattyland che ottimizza il tempo e smarca il suo elenco infinito di task su Notion.
Before After

Morale della storia?

Maggiore tempo libero, più consapevolezza di noi stessi e di come vogliamo impiegare il nostro tempo, meno dipendenza dagli strumenti digitali. Ma soprattutto, più tempo per andare al parco, per andare dalla parrucchiera, per stare coi nostri genitori e coi nostri figli.

Più tempo per fare i regali di Natale.

Noi di JustinShop spesso promuoviamo un cambiamento, anzi, una rivoluzione, quella dello shopping. Vogliamo che l’esperienza del negozio torni ad essere centrale, che le persone tornino ad acquistare nei negozi fisici. Come diceva Mahatma Gandhi, “Devi essere tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, e vogliamo essere un esempio in tal senso.

Perché trascorrere del tempo a cercare un costume per le vacanze, o un divanetto per il giardino, in giro per i negozi del territorio, quando potremmo tranquillamente farlo da casa, valutando tante opportunità di modelli e prezzi? Avrei un mondo di risposte a questa domanda, ma mi limito a darvene una: emozione.

L’emozione è quel sentimento che ci pervade quando ci facciamo catturare dal gioco di luci, colori e profumi dei negozi quando ci entriamo. Profumo di nuovo, profumo di bello, profumo.

E’ anche la soddisfazione di essere supportati e consigliati da chi il prodotto lo conosce davvero perché lo ha studiato, e lo ha scelto per il suo pubblico, con passione e competenza.

E’ la bellezza di tornare a casa con un sacchetto contenente un articolo che non vediamo l’ora di condividere con il mondo, perché ci rappresenta, perché ci fa sentire unici, perché ci fa sentire belli.

Bacetti.

Nik

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